gezyor_head
comunicati

OcchiRossi in solidarietà con il popolo turco “La vostra resistenza è la nostra resistenza”

fonti:

Come era già accaduto per la rivolta egiziana, giornali e televisioni esprimono solidarietà e simpatia nei confronti dei ribelli, senza troppo insistere su lanci di sassi e vetrine rotte, mentre condannano con sdegno la polizia antisommossa che ha fatto uso di idranti, spray al peperoncino, pallottole di gomma e lacrimogeni ad altezza d’uomo. Un atteggiamento opposto a quello che di solito incornicia le manifestazioni nostrane, dove si giustifica la “reazione” delle forze dell’ordine e ci si appunta sul vandalismo “dei black bloc”. Vedi la Valle, 15 Ottobre, Genova, ecc…

Qualcuno dirà che c’è una bella differenza tra chi combatte per la democrazia e chi lo fa – per esempio – per bloccare un cantiere. In questo caso, gli alberi del parco Gezi erano solo un pretesto. Non si tratta della solita, stupida, egoistica battaglia in difesa del proprio cortile.

Ciò che sorprende, piuttosto, è che quando il diritto al paesaggio viene reclamato in Italia, invece di accogliere la protesta come una risorsa e uno stimolo, si preferisce rispondere con le parole di Erdoğan a proposito del nuovo, contestato, ponte sul Bosforo: “Possono fare quello che vogliono”, ha detto. “Noi abbiamo preso la nostra decisione e faremo come abbiamo deciso”.

gezyor_web

Occupy Gezi, è una resistenza contro un sistema di interessi e poteri; un sistema di valori che vorrebbe toglierci ciò che è nostro – lo spazio, la valle, il parco, e la possibilità di viverci – in nome di un “progresso” che, nei fatti, vuol dire solo il profitto dei pochi che ci investono. Questo profitto è una forma di oppressione del quale la polizia, i lacrimogeni, la censura mediatica, i tribunali, le accuse di vandalismo sono soltanto l’espressione più esterna.
La riappropriazione di ciò che ci appartiene, il coraggio di restare, l’occupazione, l’autorganizzazione, la fiducia gli uni negli altri. In questi giorni a Gezi abbiamo imparato a lottare insieme nonostante le nostre molte differenze interne: contro i lacrimogeni, si ma anche contro la pioggia che ci allagava le tende. Insieme si vince una piazza, insieme si montano le barricate; e insieme si distribuiscono le coperte, si organizza il cibo, si smaltisce la spazzatura, si monta una radio, ci si reinventa una nuova quotidianità. Mentre i nostri compagni ad Ankara, Antakia, Adana, Izmir vengono attaccati in queste ore ancora una volta da quei poteri forti che noi di Istanbul abbiamo lasciato al di là delle barricate appena una settimana fa, noi in questa piazza che ora è nostra stiamo imparando a restare uniti e ad avere fiducia nella lotta che ci ha fatti incontrare.
Non sappiamo quanto riusciremo a restare qui, non sappiamo ancora che ne sarà della nostra resistenza dopo questi pochi giorni. Ma abbiamo imparato a lottare insieme. E che da qui si può soltanto imparare ancora di più.

Comments Closed

Comments are closed. You will not be able to post a comment in this post.