Martina Federico. Quelli che stanno a casa
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Galleria Martina Federico. Quelli che stanno a casa

Quelli che stanno a casa fanno cose strane. Strane dal punto di vista di un lavoratore, perché normalmente questo esce di casa la mattina e torna la sera, e alcune di queste cose può farle solo una volta rientrato o durante il weekend. L’uso della casa durante i giorni infrasettimanali può sembrare un privilegio.

Ti fai la doccia quando ti pare, stendi la lavatrice quando ne hai voglia, ti godi gli angoli domestici assolati, vai al supermercato il mercoledì alle undici di mattina, o prendi un tram semivuoto insieme ai pensionati il giovedì pomeriggio alle quattro, puoi dormire fino alle undici un qualsiasi martedì.

Quanto appena detto può sembrare una cosa meravigliosa. In realtà dipende dai punti di vista. Perchè potrebbe anche essere che fuori però c’è un mondo di produttività dal quale “quelli che stanno a casa” sono esclusi.

Stare sempre a casa può fare male, potrebbe non fare piacere. L’immensa libertà di disporre del tempo in realtà potrebbe essere indice di inattività. Passare le giornate al computer (forse a cercare lavoro), sul divano, a fare lavori domestici come le migliori casalinghe per scelta forse non è il migliore dei mondi possibili. O forse sì.

Il presente progetto vuole illustrare, tramite dieci fotografie che riportano ora e giorno infrasettimanale dello scatto, una porzione di mondo: quello della gente che vive le sue giornate in casa, nel bene e nel male, sballando i ritmi rispetto al mondo circostante.

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