Pasquale Aiello. L’attimo di Roberto
Anteprima

Galleria Pasquale Aiello. L’attimo di Roberto

L’attimo di Roberto
Anonimo Terremotato

PREMESSA

Come volontario, sono entrato in contatto, nel giugno 2009 la popolazione terremotata di Camarda, frazione dell’Aquila.
Difficile essere sintetici e non cadere nella retorica nel descrivere il dramma, il dolore, la forza ed la voglia di riscatto di questa gente. Ho quindi affidato la mia necessità di raccontare allo strumento che meglio padroneggio ( o tento di fare): la fotografia.

Ho incontrato tanta gente ed ho fotografato, nel lasso degli ultimi tre anni, la lenta entropia di Camarda che si avvia a non essere più abitata. Inoltre il triste spettacolo del progetto “Case” di Berlusconi ha definitivamente messo fine ad una ipotesi di ricostruzione.

Non avevo però sottovalutato la profonda distruzione del tessuto umano. Gente disgregata, allontanata, dispersa. E nel momento del ritorno, drammaticamente collocata nelle “new town” dalle cui finestre è impossibile non vedere ogni giorno, il degrado lento ed inesorabile delle case in cui si è nati ed in cui si è vissuti per generazioni.

Impossibile che questo non intaccasse, come detto, le persone. Disoccupazione, alcolismo, droga, disadattamento in aumento esponenziale, osservati ad ogni nostro ritorno nel paese.
Ma, anche, una robusta resistenza agli eventi contrari, resistenza politica ma anche, in due casi, fisica e cioè il non abbandonare il cuore del paese, abitandolo ancora ancorché zona rossa. In questa azione di protesta, vissuta in prima persona, si sono distinti due amici, Roberto e Felice, quest’ultimo vecchio pastore vissuto di transumanze e che sa prevedere, incredibilmente, il tempo secondo i venti che spirano dal Gran Sasso.
Ma è Roberto il protagonista del tema che propongo

IL TEMA

Roberto Innocenzi, poeta a braccio, straordinaria persona, mi ha fatto entrare nella sua vita di “anonimo terremotato” facendomi partecipe del suo mondo di uomo di montagna, asciutto, franco, diretto.

Roberto duramente colpito dal dramma del 6 aprile scorso e dalle sue laceranti conseguenze, nonostante tutto, non ha retto al male di vivere vedendo disgregarsi cose e persone. Il13 febbraio 2012 ci ha lasciato a soli 44 anni.

Ho avuto il grande privilegio di fotografarlo (unico a farlo) nella sua casa terremotata, diventata un libro di poesie e sensazioni scritte sui muri.
Le poesie e le frasi scritte sull’intonaco delle stanze, e qui corre una singolare analogia con quanto faceva la compianta e grande poetessa Alda Merini (che scriveva appunti, frasi e numeri di telefono sui muri della sua stanza nella casa milanese) rendono quei versi ancora più importanti e pari a qualcosa di assimilabile alla materia stessa sulla quale sono stati fissati, con il rischio di sparire con quei muri diventati così fragili…con la certezza, tuttavia, di rimanere indelebili nella mente e nel cuore di chi li ha letti e, soprattutto, direttamente sentiti recitare.

Le foto ritraggono Roberto, qualche mese prima di morire, che descrive sui muri la sua rabbia, la sua ironia, la sua preoccupazione anche di padre: il tutto utilizzando rime e dialetto stretto.
Un istante irripetibile, unico, lui e la sua matita ed io, silenzioso, con la mia macchina fotografica, un filo di luce appena percettibile tra di noi (foto mosse e rumorose) ma anche una grande, profonda solidarietà e condivisione.
Un grande gesto il suo, forte e sincero, quasi nobile. Il mio, più modesto ma fortemente sentito, quello di farlo conoscere per non dimenticare.

 

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