Alessandro Iazeolla. Sulla via
Anteprima

Galleria Alessandro Iazeolla. Sulla via

Gente che attraversa la città nella solitudine del vivere collettivo. Costretta in uno spazio che si contrae, mentre nel caos urbano il tempo si dilata.

La dilatazione del tempo e la riduzione dello spazio sono le percezioni più nitide che marcano l’esperienza di chi si reca quotidianamente al lavoro utilizzando i mezzi di trasporto pubblico. E la stessa dilatazione del tempo e riduzione dello spazio caratterizzano anche questo progetto visuale che prevede la realizzazione di riprese sui mezzi urbani utilizzando diversi apparecchi a foro stenopeico e pellicola bianco e nero.

Così, l’esiguità dello spazio viene rimarcata dall’ampio angolo di campo consentito dal pinhole (100° – 124°), mentre il lunghissimo tempo di esposizione (da circa 30 secondi a 2 minuti) evidenzia il trascorrere del tempo, durante il quale i soggetti sono raccontati nei loro movimenti naturali – che ne confondono la connotazione identitaria.

Sui mezzi di superficie le immagini ritraggono persone casualmente sedute nel medesimo posto in un autobus di linea urbana per una sequenza predeterminata di giorni. L’uso della stenopeica a pellicola del formato 4,5×6 cm nascosta in una borsa ha consentito, sotto il profilo tecnico, la più ampia profondità di campo per l’ambientazione della scena.

Altre immagini sono state realizzate sulle banchine di attesa e fuori dalle stazioni metropolitane con l’uso di una stenopeica anamorfica di grandissime dimensioni (di mia realizzazione). Questo apparecchio fornisce immagini della dimensione di un intero film tipo 120 (cm 80 x 6) con un angolo di campo di circa 124°.

Il progetto si ispira ad alcuni lavori di Walker Evans realizzati tra il 1938 e 1940. Si tratta di ritratti ai viaggiatori della metropolitana di New York. Nella luce bassa delle carrozze oscillanti della metropolitana (dove fotografare senza il permesso della polizia era illegale) Evans si trovò di fronte a considerevoli difficoltà tecniche che divennero parte integrante del progetto. Con una macchina nascosta sotto il cappotto, aspettava finché riteneva che la persona fosse inquadrata correttamente. Solo allora, scattava usando un cavo che gli passava sotto la manica per chiudere l’otturatore.

 

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