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OR2010

Chiara Ronchini

Benvenuti nel libero Artsakh ...

… l’antico “giardino nero di montagna” dei re persiani.

Siamo In Nagorno Karabakh, piccola regione del Caucaso a maggioranza cristiano-armena, uno dei tanti staterelli fantasma nati dall’implosione dell’Unione Sovietica.

Separatosi dall’Azerbaijan musulmano dopo una guerra d’indipendenza che, dal ‘91 al ‘94, è costata almeno 30.000 vittime, è oggi ancora in cerca del riconoscimento internazionale che solo la “madre patria” Armenia gli ha concesso.

In questa atmosfera di indecisione politica e povertà strutturale, convivono insieme la necessità di consolidare
un’identità duramente affermata, quella armena, perché: “se uno stato è di un popolo non può appartenere a un altro popolo”, e la distruzione e il vuoto lasciato dai nemici e oppressori di un tempo, gli azeri, oggi sfollati in baraccapoli al di là del confine.

Il mio reportage vuole raccontare questa contraddizione attraverso le immagini di due luoghi del Nagorno Karabakh.

Intorno a un piccolo monastero, a Berzir, s’affollano famiglie e bambini col vestito della domenica, militari, poliziotti, cameraman: ricorre l’anniversario della conquista di questa striscia di terra. Si distribuiscono medaglie ai veterani, poi la scena è di danzatrici e cantanti in costume tradizionale, l’atmosfera da festa campestre.

Le macerie di Shushi, ” città-fantasma”. Poche anime, niente sorrisi, bambini giocano tra edifici abbandonati, mendicanti si aggirano tra le rovine, comprese quelle delle numerose moschee dove un tempo pregavano gli azeri. Per secoli la città, che nel XIX secolo aveva 60mila abitanti, fu importante centro culturale multietnico: oggi è simbolo del fallimento della convivenza.

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