Lo Sguardo degli Ultimi
Questa è una storia di volti e di sguardi.
Il nostro sguardo; lo sguardo di chi sembra interrogarci e quello di chi quotidianamente tutto mostra ma nulla è in grado, o vuole, “vedere”.
L’osservazione rallentata offerta dalla fotografia ci consente una visione più dilatata e più ricca; ci svela che i luoghi esistono solo in relazione di chi li abita, li attraversa, li osserva. Questo sguardo rallentato può opporsi allo sguardo ubiquitario e mondializzato che nulla vede e che produce solo indifferenza e invisibilità.
Le immagini a ciclo continuo generano sguardi vuoti; non hanno più un occhio che seleziona o sceglie; sono sguardi senza emozioni che non hanno più nessuna storia da raccontare, perché uno sguardo senza emozione non è in grado di “raccontare”; possono solo essere immagini “scippate” di realtà violentate; perché come giustamente affermava Cartier-Bresson “… è dal cuore che viene la decisione di cogliere un’immagine; e lui che grida sì, sì, sì”.
Le immagini sono state realizzate in varie regioni del Centro e del Sudamerica, e rappresentano un modesto tentativo di dare voce e visibilità a quella parte di umanità quasi sempre esclusa e dimenticata, costituita soprattutto dalle popolazioni indigene. In molti di questi scatti i soggetti ci guardano dritti negli occhi, il loro sguardo sembra interrogarci, ci pongono domande alle quali non sappiamo rispondere. O, forse, non ci sono più risposte da dare.

