21, 22, 23 Maggio.Forte Prenestino

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Storie dell’Eden.

Adamo ed Eva erano due creature “perfette”, che passavano il proprio tempo felici e spensierati, dilettandosi con i loro innocui ed infantili giochi.

Il “Portatore di Luce”, così chiamato a quel tempo, accorgendosi della santa beatitudine concessa a questi esseri, che lui stesso reputava spregevoli, non fece a meno di provare una sorta di tristezza, un sentimento a lui stesso sconosciuto prima d’ora, che si amplificava con una forza incombente, procurandogli un incessante brivido, che raggelava la sua anima considerata “impura”, ai tempi dei beati strimpellatori.

Eppure non erano quegli essere alati a procurargli tanto disturbo, poiché il disprezzo non era la fonte delle sue preoccupazioni. Egli non sapeva, non sapeva cosa provassero, non poteva immaginare la causa di tanta felicità. Gli esseri alati, per quanto non fossero i suoi eguali, non gli creavano alcun disturbo. Tutti nel regno dei cieli, sapevano che lui era il figlio prediletto. Le sue doti venivano paragonate unicamente a quelle del creatore stesso.

A pari misura l’esito, di un loro probabile incontro, non poteva essere calcolato.

Tante erano le anime che “Il signore della luce”, questo era il nome datogli nel concepimento, aveva sedotto. Eppure non trovava più l’appagamento in quelle anime logore, creature “perfette” vaganti nel “regno alato”, a prova della sua magnificenza, corruttibili per la natura della loro beata demenza, che Lucifero non concepiva.

Il suo disegno, superava di gran lunga, la grandezza del padre. La virtuosità del suo pensiero chiedeva la distruzione. Tutto quello che di puro e d’innocuo si trovava nel regno, presto avrebbe conosciuto la sua fine.

Perché imprigionare quel meraviglioso potere, a lui concesso, e seguire la via della salvezza? Santificare il potere del padre, castrando le proprie doti. Perché trattenersi dal piacere della corruzione, limitandosi all’arte della ripetizione eterna? Perché volgere la propria anima alla perfezione, quando questa non è altro, che un ignobile inneggiare della purezza di quel strambo procreatore?

La beatitudine, non era un sentimento a lui conosciuto. La sua mente inneggiava orizzonti ben più nobili. Dove anime corrotte alimentavano il suo essere a loro stessa insaputa, poiché nessuno poteva oltraggiare ciò che solo nel inconscio più profondo poteva essere stipulato. La negazione del proprio essere malvagio, rendeva questi esseri “perfetti”, vittime dei suoi unici capolavori.

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