Luca Carradori

YOU THINK: BEAUTY

Il progetto vuole indagare il rapporto fra estetica ed ambiente urbano nella provincia di quella che è ormai diventata l’area metropolitana Firenze-Prato-Pistoia.

Questa zona, una volta formata dalle tre principali città, fra le quali si distendeva una costellazione di piccoli paesi, ha visto concretizzarsi negli ultimi anni un processo di sviluppo che ha generato un unico tessuto urbano (caso unico in Toscana), all’interno del quale i piccoli centri sono rimasti inglobati in un continuo che procede ininterrotto da Firenze a Pistoia, attraverso Prato. A modello è stato preso il territorio del Comune di Agliana.

Agliana è un paese pistoiese al confine con la provincia di Prato che, dagli anni ’50 in poi, ha sempre avuto due identità: pistoiese per appartenenza ma di fatto legate economicamente a Prato; infatti, a differenza della zona pistoiese, che ha nel vivaismo il suo principale motore economico, Agliana ha un’altissima percentuale di aziende tessili, base dell’economia pratese.

Per rafforzare ancor più l’idea, basti pensare che il prefisso telefonico di Agliana “0574” è lo stesso di Prato, cosa assai strana visto che sarebbe sembrato più logico adottare il pistoiese “0573”: naturalmente la spiegazione è proprio data dal legame economico con la provincia di Prato, verso la quale anche le “telecomunicazioni” aglianesi avevano una evidente predilezione.
Quale allora l’identità di questi paesi, una volta centro e adesso periferia (città satellite) di questo
interland toscano.

“You think: beauty” nasce dall’esigenza di rispondere ad una semplice domanda: dov’è il bello in un piccolo paese della provincia industriale?
Un paese come questo non offre i facili, e spesso banali, spunti del centro storico di Firenze o dei borghi senesi, incorniciati da colline ricoperte di vigneti. Certo, la stessa ispirazione da “cartolina” poteva essere comunque valida per catturare il paesaggio urbano e rurale, aglianese.

Ma può questa essere una valida risposta? Una risposta che lasci spazio alla riflessione personale di un cittadino qualsiasi, che si confronti con i risultati, con le immagini, che una scelta del genere offre?
L’idea alla base è che imporre un unico modello di bellezza, mediato da una singola persona, non può che essere un atto di presunzione e violenza: presunzione nel proporre una visione stereotipata da un modello?cartolina, strutturata su artifici tecnici ridotti a banali espedienti utilizzati al solo fine di impressionare; violenta nell’imporre una presenza passiva al visitatore lasciandolo, nel peggiore dei casi, con la frustrazione di non riuscire a cogliere quei particolari definiti belli a priori.

Perché allora non girare la domanda verso chi nel paese abita, lo frequenta per lavora o semplicemente lì si ritrova con gli amici al bar per l’aperitivo: “Che cos’è per voi il bello ad Agliana?”.

Il fine del progetto “You think: beauty” non è dare una risposta, ma creare il bisogno di porsi domande sui luoghi del quotidiano, sui rapporti fra estetica ed ambiente urbano, attraverso un percorso che ha nella gente non solo il suo fine, ma soprattutto il suo punto di inizio: come in un sistema retroazionato, foto scattate da persone che abitano o frequentano la città troveranno spazio nella città stessa e, dal momento in cui saranno esposte, creeranno un ritorno verso le medesime persone, abbiano esse partecipato o meno all’azione creativa del fotografare.

La domanda “dov’è la bellezza?” trova così la sua risposta nell’amplificazione del punto di vista del singolo abitante, passante o turista, attraverso un’azione che lo spinga ad una ricerca individuale e del tutto soggettiva. In seguito, durante l’esposizione, ognuna trarrà le proprie conclusioni.

Non sono stati posti vincoli riguardo al mezzo: reflex digitale/analogica, compatta, cellulare.

Qualsiasi strumento è accettato, a sottolineare che l’interesse non è posto sulla tecnica, ma sulla risposta personale alla domanda. Per lo stesso motivo non è stato apposto alcun filtro alle immagini: il fotografo è il puro tramite, portavoce del mezzo fotografico scelto dalla gente.
Questo progetto non vuol dare una sola soluzione: la domanda unica si frantuma in tante risposte quante più persone partecipano al progetto.
Per l’esposizione le foto sono stampate in modo da renderne difficile l’identificazione immediata, cosicché chiunque accorra all’evento solo per vedere se la sua foto compare tra le tante, sia costretto a cercarla e dunque a soffermarsi anche su quelle degli altri costringendosi ad una visione collettiva dell’opera.

Scheda tecnica
Dimensioni indicative 60 cm x 360 cm. Sul pannello (in forex) sono stampate circa 100 fotografie di dimensioni 12×18 cm.

Per quanto concerne l’allestimento, non vi sono particolari necessità: tre punti di appoggio (catena da soffitto con ganci, chiodi, ecc.) e due punti luce.

In allegato ho inserito alcune foto esemplificative anche se, vista la natura del progetto, non hanno molto senso viste singolarmente.

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