Giovanni Presutti
Camerun, Common People.
Ho passato venti giorni in Camerun con “Common People”, una ONLUS fondata da alcuni giovani camerunensi laureatisi a Firenze che sconcertati dal dilagare della malasanità, della corruzione e della miseria nel loro paese d’origine, decidono di farsi ambasciatori di queste problematiche socio-ambientali.
La nostra missione sanitaria a Ngompen consisteva, oltre che nell’avere portato dall’Italia e donato interi scatoloni pieni di medicinali, nel recuperare alla funzionalita’ un ambulatorio, il “Centre de Sante’ St.Louis”, costruito pochi anni fa dalla matrona di una potente e ricca famiglia della zona piu’ per ragioni politiche che altro, ma praticamente mai utilizzato, e gestito, per quanto possibile dalle loro forze, dalle tre suore dalla vicina missione.
Le patologie sono le piu’ svariate, malattie infettive, AIDS, infortuni e tutte quelle che pur essendo in occidente facilmente curabili, qua non essendoci spesso la possibilita’ di essere affrontate, vengono a cadere in recidive e aggravamenti difficilmente poi recuperabili.
Il sistema sanitario camerunese prevede gli ospedali centrali dotati di tutti gli strumenti diagnostici e reparti specialistici, l’ospedale di distretto gia’ meno fornito e poi i centri sanitari, strutture dislocate sul territorio spesso presidiate solo da infermieri che coprono per l’80% le richieste di assistenza.
Il problema è che molte delle persone che vivono fuori dai centri urbani non hanno i mezzi per spostarsi e quindi non riescono neanche a raggiungere gli ambulatori, la carenza di personale medico e di attrezzature mediche adatte fa il resto. I ricchi preferiscono volare in Europa per curarsi e cosi’ la situazione non si evolve.
Sono partito con tre medici e una infermiera, dopo la prima settimana nella foresta al dispensario il viaggio è proseguito per tutto il Camerun in un pellegrinaggio tra ospedali, ambulatori, orfanotrofi e carceri alla ricerca di future collaborazioni, pazienti a cui pagare cure e operazioni, bambini da adottare nei percorsi scolastici ed altro.
Un’esperienza dura ed emozionante alla stesso tempo, in un continente ormai alla deriva e con risorse sempre piu’ scarse.
Quello che pero’ mi ha subito colpito è stata la loro dignita’ nell’affrontare il dolore , la malattia, l’abbandono.
Il mio obiettivo principale è allora diventato rappresentare e rendere visibile questa fierezza.








