21, 22, 23 Maggio.Forte Prenestino

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Elisabetta Rampazzo

Il progetto è il racconto della mia esperienza al campo rom “casilino 900″.
Da febbraio 2008, con l’avvento delle elezioni del nuovo sindaco di roma, gli abitanti del casilino sono stati messi sotto i riflettori come strumento di propaganda.
L’allarme lanciato dal comune per l’emergenza igienico-sanitaria e le condizioni di vita dei Rom che abitano l’area da 30anni a questa parte, è stato preso di petto da entrambe le parti.
Chi aveva qualcosa da nascondere è fuggito, chi non aveva i documenti in regola, ha preso quanto più potesse prendere ed è emigrato all’estero, dove, dicono, le condizioni a loro offerte superano di gran lunga le “promesse” fatte in Italia.
Chi invece ha creduto nelle promesse, è rimasto, tenendo i denti stretti e subendo quanto io nella mia vita non avrei mai voluto vivere.
Lì, dove io più volte sono entrata da sola, e mi sono seduta a mangiare e a chiacchierare con i miei amici rom, qualcuno ha mandato un esercito di poliziotti a fare il censimento, ronde su e giù, in macchina e a piedi, bambini spaventati, donne e anziani che domandano a noi curiosi cosa sarà di loro.
Non una spiegazione, se non ” vi stiamo contando”, per poi arrivare con le ruspe e buttare giù una baracca qua e una là…spiegazione: “non c’è lo spazio necessario per far passare i mezzi di soccorso, minimo 7 m tra una baracca e l’altra”.
Al tramonto le ruspe vanno via, la polizia anche: si accendono i fuochi, perché la luce non c’è.
Arrivano gli studenti, le associazioni, a portare informazione all’interno del campo e per tutta la notte sono gli stessi rom a demolire le recinzioni delle proprie case per paura di non aver più un tetto l’indomani.
E così per settimane : in fondo, vedere la polizia fuori dal campo trasmette sicurezza ai cittadini, e uccide psicologicamente chi vi abita, alla stregua di un lager, motivo per cui molti hanno deciso di andarsene.
In mia assenza l’associazione Stalker ha portato avanti un progetto, che a luglio 2008 si è concluso con la costruzione di una casa simbolica “Savorengo Ker” la casa di tutti, costruita chiodo per chiodo da manovalanza rom, secondo tradizione.
Una costruzione che ha sollevato i morali, ma anche invidie e polemiche: polemiche che hanno abbassato la voce a novembre, dopo il misterioso incendio della casa.

Eppure c’è vita, ed io, quando ho potuto, l’ho fermata in qualche immagine.

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